Al passo coi tempi

​​A Brixen, dove storia e charme raccontano sette generazioni di ospitalità

Memoria di elefante. Così si dice di chi non dimentica nulla, e l’Hotel Elephant sembra incarnare perfettamente questo spirito. Nel 1551, Soliman attraversa le Alpi: un gigante esotico che cammina tra i tetti di Bressanone la più antica città del Trentino-Alto Adige. I passi pesanti fanno vibrare il selciato, le zanne luccicano al sole, le orecchie si muovono al vento gelido, e un respiro caldo sfida l’aria sottile di montagna. Contadini e nobili, vescovi e bambini, tutti immobili a guardare: un animale così, in mezzo a vicoli e piazze, è un miracolo che cattura ogni sguardo e non si dimentica. Quattordici giorni di sosta nella locanda che oggi custodisce la sua memoria, tra affreschi, stemmi e il logo che ne celebra la leggenda. Oggi quell’evento straordinario scorre come filo invisibile in ogni angolo dell’hotel. La famiglia Heiss-Falk la custodisce dal 1773, intrecciando sette generazioni di ospitalità discreta e charme senza tempo. I corridoi parlano di epoche passate: boiseries che raccontano storie di famiglia, lampadari che diffondono luce calda nelle stanze dai tessuti d’antan, dormeuse e tendaggi che invitano alla contemplazione. Quadri, specchi, legno scolpito, tappeti: ogni dettaglio è memoria e raffinatezza, silenziosa e impeccabile, come l’elefante che ha attraversato la storia. Il recente intervento architettonico - firmato dallo studio Arch. Scartezzini Florian, con interni curati da Eleonora Corazza con Aproject - non ha voluto modernizzare l’hotel, ma sottolinearne l’identità. Un restauro che lascia parlare il passato, traducendolo con delicatezza nel presente, senza contrasti e senza nostalgia. L’intero piano del sottotetto è stato ripensato per ospitare tredici nuove camere - che portano il nome delle donne della famiglia - tra cui cinque suite con viste sulle montagne. Ogni stanza è diversa, ogni dettaglio racconta un frammento della storia dell’hotel: tessuti d’antan, boiserie, specchi antichi, tocchi scelti con la cura di chi lavora più per sottrarre che per aggiungere. Anche gli spazi comuni diventano tappe del racconto: zone di passaggio trasformate in luoghi dedicati alla memoria, un piccolo museo della famiglia, un archivio intimo e prezioso di ricordi e testimonianze. Nelle ex scuderie, colonne originali del 1888 accolgono la spa, dove piscina, lettini e sauna creano un rifugio di quiete, mentre l’aria fresca di montagna entra dalle grandi finestre. D’estate, la piscina all’aperto della Villa Marzari si apre su un giardino segreto, tra campi da tennis, profumo di fiori e canto degli uccelli. La gastronomia segue lo stesso filo narrativo: al Ristorante Elephant piatti della tradizione altoatesina reinterpretati con eleganza, accompagnati da vini scelti con cura nell’enoteca. All’Apostelstube, quattro soli tavoli immersi nell’Art Déco degli Anni ’20 trasformano ogni cena in un’esperienza intima e straordinaria: tecnica impeccabile, influenze giapponesi e creatività europea, sotto la guida dello chef stellato Mathias Bachmann. La Villa Marzari, a pochi passi dall’hotel, offre dodici stanze affacciate sul “giardino dell’Elefante”, dove piscina, campi da tennis e angoli di quiete invitano a fermarsi, a guardare, a respirare. E anche se non c’è più l’eco dei passi di Soliman, la memoria, quella vera, resta, sospesa tra eleganza e incanto.

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