Dopo anni si riaccende l’insegna: ora il Bus Palladium è un hotel cinque stelle con nightclub per chi vuole rivivere l’atmosfera eclettica del suo passato.
A volte, per comprendere davvero l’anima di un hotel o di un locale, bisogna tornare indietro nel tempo e riscoprirne le origini. Siamo a Parigi, in Rue Fontaine, la strada di Degas, Toulouse-Lautrec e dei protagonisti del Surrealismo. Qui, il 30 settembre 1965, l’anno di Satisfaction dei Rolling Stones e di Help! dei Beatles- il ventiduenne James Arch accese un’insegna al neon rosso sulla facciata di un edificio bianco. Aveva trasformato una vecchia sala da ballo in un luogo libero dove mondi diversi potessero incontrarsi e danzare insieme. Lo chiamò Bus Palladium, ispirandosi al celebre club newyorkese frequentato da artisti e spiriti anticonformisti. Un anti-club destinato a diventare una leggenda della notte parigina. Dopo 57 anni di attività, nel luglio 2022, chiuse le sue porte.
Oggi, nel 2026, rinasce come hotel cinque stelle con 35 camere e suite immerse nella musica ventiquattr’ore su ventiquattro. Ospita un bar, un ristorante, una terrazza panoramica e, nei sotterranei, lo storico palco con balconata da 200 posti. Dietro il progetto ci sono Nicolas Saltiel e Christian Casmèze, insieme allo Studio KO, Caroline de Maigret, Valentin Raffali e Lionel Bensemoun. L’obiettivo era creare qualcosa di diverso dal classico hotel di lusso: un luogo che ricordasse il ruolo del Chelsea Hotel a New York, un laboratorio creativo dove artisti, musicisti, scrittori, registi e viaggiatori potessero convivere e ispirarsi a vicenda. “Volevamo creare contrasti e dare vita a un luogo fedele al proprio DNA, con una certa dose di impertinenza”, spiegano gli architetti Karl Fournier e Olivier Marty. La facciata, minimalista e sabbiata, è decorata da discreti motivi geometrici che richiamano l’edificio originale. L’intervento è stato radicale: sono stati scavati 14 metri nel sottosuolo per realizzare dodici livelli complessivi, quattro dei quali interrati.
Gli interni evocano il cinema degli anni Sessanta e Settanta: soffitti in cemento grezzo, pareti in sughero, moquette rosa cipria, bagni blu Klein o rosa polveroso, tende in velluto a coste e dettagli che ricordano amplificatori vintage e microfoni. Ogni camera è diversa dall’altra e ospita opere d’arte contemporanea, oggetti da collezione, cassette audio d’epoca e modellini di autobus. Emblema dello spirito del luogo è la Suite Dalí: uno spazio creativo e festoso, pensato per eventi privati.






